Monastero Pedralbes, Barcellona

Monastero di Pedralbes

Scrivi un commento per primo / di Alessandra Sanna / aggiornato: 29 Settembre 2017

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Il monastero di Pedralbes è uno dei gioielli più belli dell’architettura gotica catalana, a pochi chilometri dal centro di Barcellona. Il monastero è stato fondato nel 1327 dalla regina Elisenda di Montcada, con l’appoggio del suo sposo, il re Jaime II. Seguendo gli usi dell’epoca, il nuovo monastero fu abitato fin dal principio da monache clarisse, il ramo femminile dell’ordine di San Francesco, che risiederono nel monastero ininterrottamente dalla sua fondazione fino al 1983.

Introduzione al complesso di Pedralbes

L’edificio costituisce uno degli esempi migliori del gotico catalano, sia per la sua chiesa, che per lo splendido chiostro a tre piani, uno dei più spaziosi ed armonici in questo stile di tutta la Catalogna. Da mettere in risalto nella chiesa il sepolcro della regina Elisenda, che offre due facce, quella verso la chiesa, dove appare nella sua immagine di sovrana, e quella verso il chiostro, dove si mostra come vedova e penitente. Allo stesso modo, sono da ammirare le vetrate del XIV secolo, vari sepolcri di famiglie nobili e i tre cori: quello alto, quello basso e quello dei frati.

All’interno del monastero, e intorno al chiostro, si possono visitare varie celle diurne, dove le monache si ritiravano per la meditazione. Da vedere la cappella di San Miguel, incaricata dall’abbadessa Francesca ça Portella al pittore Ferrer Bassa nell’anno 1343, con una chiara influenza di artisti del calibro di Giotto, la bottega dei Lorenzetti o Simone Martini, l’esposizione Murales bajo la lupa analizza con maggiore profondità gli affreschi della cappella. Per completare la visita si possono vedere la sala capitolare, l’abbazia, la cucina, il dormitorio e l’infermeria – uno degli esempi meglio conservati di edificio ospedaliero del rinascimento.

Nell’antico dormitorio delle monache, che ha subito numerose trasformazioni nel corso del tempo, si può visitare l’esposizione Los tesoros del monasterio, che presenta una selezione delle migliori opere d’arte, mobilia e oggetti liturgici, riuniti dalla comunità durante i suoi sette secoli di vita. Le altre esposizioni permanenti offerte dal monastero sono Plantas, remedios y apotecarios, nel chiostro del recinto; una mostra di diorami nella sala delle procure, e l’esibizione Petras Albas nell’antica infermeria, che illustra la vita della comunità delle clarisse e la storia del congiunto architettonico. Oltre al suo valore artistico, il monastero di Pedralbes permette di mostrare, grazie agli oggetti e alle opere d’arte presentate, com’era la vita di clausura della comunità fino al 1983, quando il monastero si convertì in un museo.

La chiesa

Interno della chiesa del monastero di Pedralbes
Interno della Chiesa
Il 26 marzo 1326 i monarchi collocarono la prima pietra dell’abside della chiesa, che venne consacrata un anno più tardi, il 3 maggio 1327, in una messa solenne presieduta dai re, accompagnati da un seguito formato dai nobili più importanti del paese. La chiesa mostra una grande omogeneità architettonica grazie alla grande velocità con cui fu costruita. Mantiene la specificità del gotico catalano, con una grande sobrietà e monumentalità, però anche le caratteristiche della cosiddetta architettura mendicante, tipica degli ordini francescani e domenicani dell’Europa meridionale.

L’edificio è costituito da una sola navata, con capitelli laterali tra i contrafforti e coperta con una serie di 7 volte a croce. Le volte sono completate con chiavi di volta dove sono rappresentate le 7 gioie della Vergine, con la coronazione e lo scudo reale nello spazio del presbiterio; al lato opposto, una rappresentazione del Cristo resuscitato che mostra le stigmate. La pianta, esempio di architettura gotica catalana, è di una grande unità formale ed è risaltata dai 3 cori conservati: il coro alto, il coro basso e il coro centrale, detto anche coro dei frati. Il coro alto era riservato alle monache di clausura e comunica con il dormitorio attraverso la Sala dell’Angelo. Anche il coro basso era riservato alle monache ed è separato dalla chiesa da un muro ed una grata: è usato ancora oggi per le preghiere quotidiane. Il coro di pietra con sedili di legno di pino situato al centro della chiesa fu costruito per i frati che accompagnavano la messa con i canti.

La regina Elisenda realizzò una dotazione in denaro affinché ogni sacerdote avesse assegnata una cappella, della quale era beneficiario. L’istituzione di un beneficio supponeva la creazione di un altare e la devozione a un santo; i sacerdoti beneficiari dicevano la messa all’interno della cappella, amministravano le donazioni ed erano incaricati di manutenere gli oggetti liturgici.

Il presbiterio ospita la tomba della regina Elisenda, vestita con manto e attributi reali. Nelle cappelle si possono vedere i sarcofagi di altre famiglie nobili, come quella di Elionor de Pinós i Montcada, o quella di Costança de Cardona, nonché quella di personaggi illustri come ad esempio il conte Eusebi Güell, il patrocinatore di Gaudí.

Alla fine del XIX secolo la chiesa fu oggetto di una profonda restaurazione a carico dell’architetto Joan Martorell. Seguendo le tendenze della restaurazione dell’epoca, si pulirono le pareti, che possibilmente comportò la perdita dei resti degli affreschi originali.

Il chiostro

Il chiostro è l’elemento centrale su cui verte lo spazio del monastero. Considerato il chiostro gotico più grande al mondo, è formato da due gallerie con 26 colonne per ogni lato fatte in pietra nummulitica – pietra calcarea con resti di fossili – proveniente da Girona, e di un terzo piano alzato successivamente con la funzione di attico. I capitelli che sostengono gli archi ogivali sono decorati con foglie stilizzate e con gli scudi della casa reale e dei Montcada. Il tetto è in legno e in origine potevano essere dipinte in oro e rosso, tali come sono riprodotti nella sala dell’abbazia.

Intorno al chiostro si distribuiscono i principali ambienti del monastero: la sala capitolare del XV secolo, la sala dell’abbazia, l’infermeria del XVI secolo, il refettorio, il dormitorio e le celle diurne. Queste ultime costituiscono gli esempi più genuini dell’applicazione della regola nel monastero. Le celle diurne erano piccole stanze in cui alcune religiose passavano in solitudine le ore libere che le rimanevano dopo gli atti comunitari. Gran parte delle celle sono ornate come piccole cappelle, con retablos, quadri, altari e oggetti di culto di diversi stili, dal XVI fino al XX secolo, sebbene la maggior parte di quelle conservate siano di epoca moderna.

Nel monastero tutto veniva organizzato intorno allo spazio centrale del chiostro, che a seconda del momento diventava luogo di circolazione, di meditazione personale e di contemplazione della natura come immagine della divinità. Attualmente il chiostro accoglie un progetto di ricreazione di un giardino medicinale medievale, in base agli scritti conservati nel monastero e ai trattati medicinali dell’epoca.

La cappella di San Miguel

La cappella di San Miguel
La cella o cappella di San Miguel è decorata con un magnifico congiunto di affreschi, incaricati – secondo quanto si legge in due contratti del 1343 e del 1346 – al pittore Ferrer Bassa dall’abadessa Francesca ça Portella, che voleva convertirla nella sua propria abitazione. Sebbene il contratto specificava che la cappella doveva essere dipinta con la tecnica ad olio, si tratta di dipinti murali eseguiti con una tecnica mista: affresco e a secco. L’iconografia s’ispira nelle devozioni mariane e rappresenta la Passione, le Gioie della Vergine e varie figure di santi.

Il ciclo narrativo va dalla sinistra alla destra e si presenta in tre cornici pittoriche. La superiore è dedicata alla Passione e mostra 8 scene: la preghiera nell’orto e la cattura di Gesù, gli improperi, il cammino verso il Calvario, la crocifissione, la scesa dalla Croce, la Pietà e il Santo Sepolcro. La centrale è dedicata alle gioie della Vergine e presenta le seguenti scene: l’Annunciazione, la Natività, l’adorazione dei re magi, il trionfo della Vergine, la risurrezione di Gesù, l’ascensione di Gesù, la venuta dello Spirito Santo e la coronazione di Maria.

Nella cornice inferiore i restauri hanno portato allo scoperto una rappresentazione marmorea. A lato appaiono 15 santi dipinti, divisi tra il registro superiore e quello centrale. Nel livello superiore si possono vedere in ordine da sinistra San Michele, San Giovanni Battista, San Jaime, San Domnino, Sant’Onorato, Santa Isabella e Santo Stefano, mentre nel livello centrale sono rappresentati San Narciso, San Francesco, Santa Clara, Santa Agnese, Santa Catalina, Santa Eulalia e Sant’Alessio.

La cappella fu concepita come spazio devozionale particolare dell’abadessa Francesca ça Portella, però con il tempo diventò l’archivio del monastero. Tra il 1801 e il 1870 fu usata come guardaroba e successivamente fu convertita in cella abbaziale. In ragione dei diversi utilizzi, i dipinti rimasero occulti e protetti dalla mobilia, isolati durante secoli da luce esterna, umidità e polvere. Alla fine del XIX secolo le pitture della cappella furono riscoperte e rivalorizzate.

A metà del XX secolo le pitture murali furono oggetto di un primo restauro a carico del maestro italiano Arturo Cividini, e a partire da questo momento l’interesse andò aumentando per il suo carattere italianizzante, una innovazione tanto stilistica come tecnica nel momento della sua realizzazione. Si può chiaramente ammirare l’influenza dei grandi maestri italiani come Giotto, i fratelli Lorenzetti o Simone Martini. Dopo una chiusura per restauri lunga più di 10 anni, la recente riapertura della cappella permette di poter osservare i risultati dei recenti restauri.

Esposizioni all’interno del Monastero di Pedralbes

Murales bajo la lupa. Le pitture murali nella cappella di San Miguel. L’esposizione, in collaborazione con il MUHBA, si occupa dello studio e della conservazione di pitture murali che costituiscono il primo esempio di pittura italiana del trecento nella penisola iberica.

I tesori del monastero. Presenta una collezione unica di opere d’arte, mobilia e oggetti liturgici provenienti dal tesoro del monastero, riuniti e conservati durante i secoli dalla comunità delle monache clarisse fino ai nostri giorni.

Piante, rimedi e apotecari: il giardino medievale del monastero. Si propone con questa mostra di avvicinare il visitatore ad una scienza sviluppata a partire dai principi basici della medicina greca e romana, e con le apportazioni della cultura arabo-islamica, e che prendeva la natura come punto di partenza della sua azione.

Petras Albas: il monastero di Pedralbes e i Montcada (1326 – 1673). Ubicata nell’antica infermeria, affronta la relazione fra la famiglia nobile più importante del tempo, i Montcada, e la sua stretta relazione con il monastero e la vita quotidiana delle monache clarisse.

Informazioni utili

Pur essendo uno dei complessi architettonici più belli di Barcellona, il monastero è al di fuori dei circuiti turistici più battuti: se andate verso l’ora di pranzo ci sono buone possibilità di avere il monastero tutto per voi.

Come arrivare al monastero di Pedralbes

L’indirizzo esatto del monastero è Baixada del monestir, 9. Il monastero è piuttosto lontano dal centro, ma ci sono diversi modi per raggiungerlo: in metro si può arrivare alla fermata di María Cristina (linea 3 azzurra), e poi camminare per 1,7 km, oppure tramite la linea 6 della FGC, scendendo alla fermata di Reina Elisenda, a circa 800 metri di distanza. La scelta migliore tuttavia è l’autobus: la linea 68 parte circa ogni 5 minuti da Plaça de Catalunya, dalla parada 1208 (si trova sul lato nord della piazza di fronte al negozio di Desigual), e arriva a Bisbe Català – Plaça de Pedralbes, praticamente di fronte al monastero, oppure dalla stazione di Sants con il numero 78, in questo caso bisogna scendere alla fermata Av. de Pedralbes – Bosch i Gimpera (parada 172). Un altro modo comodo per arrivare al monastero è con il Bus Turístic: prendete la linea azzurra e scendete direttamente alla fermata Monestir de Pedralbes.

Orari

Durante l’orario estivo, dall’1 aprile al 30 settembre, il monastero apre dal martedì al venerdì dalle 10:00 fino alle 17:00, il sabato dalle 10:00 fino alle 19:00 e la domenica fino alle 20:00. Nell’orario invernale, dall’1 ottobre al 31 marzo il monastero è aperto dal martedì al sabato, dalle 10:00 alle 14:00, e il sabato e la domenica dalle 10:00 fino alle 17:00. Il monastero resta chiuso il lunedì. Altri giorni di chiusura sono il primo gennaio, il primo maggio, il 24 giugno e il 25 dicembre.

Biglietti

L’ingresso generale costa 5 €, mentre quello ridotto 3,50 €. Rientrano nella tariffa ridotta i maggiori di 65 anni, gli studenti fino a 30 anni e i gruppi con più di 10 persone. Chi ha il carnet di sconti del Bus Turístic invece ha il diritto ad uno sconto del 20% sulla tariffa intera. I minori di 16 anni se accompagnati e i possessori della Barcelona Card invece possono entrare gratuitamente. L’ingresso è gratuito ogni prima domenica del mese per tutta la giornata, e ogni altra domenica a partire dalle 15:00. Il 12 febbraio (Santa Eulalia), il 18 maggio (giornata internazionale dei musei) e il 24 settembre (festa della Mercè) il museo è gratuito per tutti i visitatori.

Mappa: cosa vedere nelle vicinanze

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